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Bio in Umbria. Cosa chiedono i produttori

A Valfabbrica, la mostra mercato dei prodotti biologici da Umbria, Abruzzo, Campania e Sicilia. I produttori umbri chiedono un consorzio per abbattere costi di produzione e trasformazione. Cresce il consumo dei “non food”


Un consorzio per la produzione e la trasformazione di prodotti. Lo chiedono i produttori biologici umbri per allargare le proprie produzioni, realizzare politiche di marketing e di promozione comuni. È un progetto cui sta lavorando anche la Confederazione agricoltura italiana dell’Umbria che ha collaborato per l’allestimento della mostra mercato dei prodotti biologici in corso a Valfabbrica fino a domani, domenica 5 settembre. Uno degli eventi di Biofest, la manifestazione che ha l’obiettivo di potenziare l’offerta turistica del territorio attraverso la valorizzazione dell’agricoltura biologica. L’importanza delle produzioni biologiche per l’economia regionale è ribadita dall’assessore al Turismo ed allo Sport della Provincia di Perugia, Roberto Bertini. “I nostri bioagricoltori producono cereali, foraggio e olio ma anche lenticchie ed altre leguminose, ortaggi, vino, miele, carne bovina e ovicaprina, senza tralasciare le produzioni non food, fibre tessili naturali come canapa e lana. Un paniere di eccellenze che si somma ai prodotti tradizionali dop, igp, ai vini docg, doc e igt, che rappresenta quanto di meglio il nostro territorio può offrire. Bisogna dare atto agli agricoltori biologici di aver saputo mantenere e valorizzare una ricchezza di specie coltivate e di varietà tipiche delle nostre zone. Aspetto da rimarcare specie nel 2010 che l’Assemblea generale dell’Onu ha dichiarato “anno internazionale della biodiversità”. Le principali produzioni biologiche regionali sono presenti nella mostra mercato che rappresenta una cinquantina di produttori nazionali con due aziende campane ed i consorzi “Isola dei sapori” e “Solina”, rispettivamente da Sicilia e Abruzzo. Una presenza che intende dimostrare come tali organizzazioni possano agevolare l’attività degli agricoltori biologici. “Abbiamo tanti controlli ma poca promozione e serve tanto tempo per la burocrazia – spiega Lamberto Morelli di Bio Point, Gubbio – ed essendo la maggior parte delle aziende biologiche a gestione familiare, il tempo per la promozione e per andare nelle città a vendere i nostri prodotti è limitato. Servirebbe un consorzio che, come in Toscana ad esempio, si occupi di promuovere e vendere con un proprio marchio i nostri prodotti anche all’estero. Per le carni servirebbe una cooperativa-laboratorio con persone qualificate e gli stessi controlli che, raggruppando una decina di aziende, porterebbe notevoli vantaggi dal punto di vista dei costi”. Gli agricoltori biologici hanno contribuito anche a riscoprire certi prodotti dimenticati: “Come la cicerchia ad esempio, un prodotto che in pochi coltivano – spiega Massimo Spigarelli dell’omonima azienda di Gualdo Tadino – e che ormai solo le persone di una certa età ricordano. Grazie alle produzioni biologiche si torna a mangiare legumi, una tradizione che si è persa nel tempo. Ma servirebbe più informazione: biologico è sinonimo di mangiare bene, una scelta di vita”. Grazie al Museo della canapa di Sant’Anatolia di Narco, costola dell’Ecomuseo della Valnerina, si sta riscoprendo la canapa come prodotto alimentare (farina, semi) reintroducendo tale prodotto anche come fibra tessile, una tradizione della Valnerina. Quello dei prodotti naturali “non food” è l’ultima frontiera dell’agricoltura biologica. Come testimoniano i dati di Anabio, i consumi di tali prodotti stanno crescendo. In Umbria un esempio di tali produzioni arriva dalla Valle del Niccone, nell’umbertidese, dove pascolano capre mohair e alpaca per la produzione di fibre tessili che l’azienda Meridiana Alpaca utilizza per produrre, grazie ad artigiani locali, cardigan, maglioncini, pullover o sciarpe. Tutti rigorosamente al naturale.


(06-09-2010 15:47)



 
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