“Se è vero che il grado di civiltà di una nazione si misura anche dal modo in cui vengono gestiti i rifiuti, forse quarant’anni fa eravamo un paese più civile di oggi”. A sostenerlo è Italgrob, la Federazione italiana grossisti e distributori di bevande, che ha lanciato il progetto “Vetro indietro”.
Quarant’anni fa esisteva, infatti, un sistema di riciclo dei rifiuti chiamato vuoto a rendere: quando si acquistava una bevanda in bottiglia, si pagava oltre al prezzo della bibita, una sorta di cauzione, una sovrattassa di poche lire, per il contenitore. Riportando il vuoto al negoziante, la cauzione veniva restituita. Si trattava di un piccolo incentivo a portare indietro i vuoti, soprattutto in vetro, che venivano così riutilizzati, con vantaggi economici e ambientali.
Negli anni però, l’abitudine del vuoto a rendere è andata scomparendo, anche per via dall’introduzione di materiali alternativi per i contenitori come i Pet o il tetrapak e, infine, abolito.
Ora, si ipotizza per la prima volta un dietro front. La propostaè partita da Italgrob, che ha lanciato il progetto “vetro indietro”, è stata subito accolta da due parlamentari, Antonio Mazzocchi, questore della Camera dei deputati, e Fabio Gava, membro della X° Commissione attività produttive commercio e turismo, firmatari di un disegno di legge da poco presentato in parlamento.
Nel disegno si promuove un ritorno volontario al vuoto a rendere attraverso la creazione di vere e proprie filiere di recupero degli imballaggi e sistemi di cauzione moderni, incentivando l’intera catena di soggetti aderenti, dal produttore, al distributore, all’esercente, attraverso sgravi fiscali sulla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e dilazioni di pagamento dell’Iva. I benefici del progetto sono stati sottoposti al vaglio dei ricercatori dell’Università Ca Foscari di Venezia che hanno confrontato i normali metodi di riciclo con il nuovo sistema. Secondo i principali indicatori di impatto ambientale (consumo energetico, emissioni di CO2) creare una filiera apposita per il riuso dei contenitori risulta vantaggioso già dai due o tre riutilizzi - si consideri che una bottiglia in vetro può essere riutilizzata fino a 50 volte - mentre non sembra che il metodo comporti necessariamente un maggiore utilizzo di acqua, nonostante i lavaggi.
Ma il sistema dei vuoti a rendere avrebbe anche altri vantaggi. Con l’arrivo dell’estate, ad esempio, quando il bel tempo rianima la vita notturna delle città e i vari sindaci introducono leggi e ordinanze per porre fine alle distese di bottiglie vuote e vetri rotti lungo le strade e nelle piazze, la prospettiva di una bevuta gratis porterebbe quasi tutti a restituire le bottiglie e i pochi vuoti dimenticati per terra verrebbero raccolti da chi è in cerca di spiccioli.
In molti stati europei questo metodo è già utilizzato e sperimentato da anni, dalla Germania all’Inghilterra, dall’Olanda alla Finlandia. Anche negli Stati Uniti sono dodici gli stati che l’hanno adottato. Per fare un passo avanti è necessario, questa volta fare un passo indietro di quarant’anni.
Per maggiori informazioni: www.rdp.it
Cristina Moretti
(28-01-2010 07:29)
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