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Obesità, anoressia, bulimia: facce diverse di un disagio

La modernizzazione ha portato ad abitudini nel mangiare nocive e talvolta autolesive. I disturbi alimentari sono la diretta conseguenza del disagio sociale

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I disturbi alimentari come anoressia, bulimia e obesità, sono in costante aumento nella società moderna. Rappresentano tre facce di un grave problema che affligge attualmente circa il 5% delle giovani donne italiane nella fascia di età compresa tra i 15 e 35 anni e un numero crescente, anche se modesto, di giovani maschi.
Si parla di obesità quando il sovrappeso supera di almeno il 20% il peso normale. Non si tratta, infatti, solamente di un problema estetico, ma piuttosto di una vera e propria malattia, che se non viene curata può danneggiare cuore, arterie (soprattutto cerebrali), fegato, articolazioni, sistema endocrino e respiratorio. Le conseguenze sono pesanti: aumenta fino al 70% rispetto alla popolazione normale, il rischio di contrarre malattie come il diabete e la gotta, o di subire un infarto miocardico, di avere un ictus cerebrale, o lesioni articolari per il sovraccarico di peso. Iniziano così le "diete fai da te", con perdita-aumento continuo di peso, cosa che aggrava il problema obesità su un piano strutturale, con diminuzione della massa proteica.
Sul piano psicologico, va evidenziata la confusione tra bisogni diversi, dove stanchezza, malessere ed altre esigenze vengono erroneamente sedate con il cibo, come se l'alimentazione potesse soddisfare ogni bisogno. Il cibo è associato, infatti, a sensazioni di sicurezza, soddisfazione, amore e piacere. La terapia, viste le cause multifattoriali, deve prevedere un trattamento integrato, includendo un dietologo, uno psicoterapeuta, un medico, nonché un aumento dell'attività fisica. I farmaci possono essere un aiuto temporaneo, che certo non può cambiare le abitudini e i "pensieri" che fanno ingrassare.
L'anoressia è una malattia moderna tra l'altro, influenzata dai mass media, che propongono un modello di ragazza sempre giovane, magra, bellissima e affascinante. Un'immagine sconcertante quella dell'anoressica, che rimanda a vari conflitti e contraddizioni difficili da conciliare e talora impossibili, nonché ad un'origine che si perde nella notte dei tempi, nell'origine della giovinezza.
Quel che si vede di lei è il conflitto che si gioca sul tavolo della cucina, divenuto trincea, per un chicco di riso. Il risultato della lotta clandestina è un corpo vuoto, piatto, senza forme e senza emozioni, ma che si espande terribilmente nello specchio interno deformante, diventando un corpo troppo vasto per i parametri soggettivi. La terapia non può che essere integrata, tra medico e psicologo, tra farmaci e lavoro psicologico, tra mente e corpo, tra ambiente interno ed esterno. Tutto è finalizzato a una rinascita dell'uno e dell'altro, mente e corpo, in un sé completo.
La bulimia, che letteralmente significa "fame da bue", è caratterizzata da un ciclo di preoccupazione per il peso e le forme del corpo: dieta ferrea, abbuffate, vomito autoindotto.
Sembra che siano colpite con più frequenza da bulimia le persone con scarso concetto di sé, elevati livelli di perfezionismo, pensiero tutto o nulla e difficoltà a controllare gli impulsi. Il disturbo inizia in genere dopo eventi stressanti minaccianti l'autostima (ad esempio: fallimenti scolastici, problemi sentimentali, difficoltà interpersonali, commenti negativi sull'aspetto fisico) e poiché le persone a rischio di sviluppare la bulimia sono particolarmente sensibili alla pressione culturale sulla magrezza è verosimile ipotizzare che cerchino di far fronte a queste difficoltà concentrandosi sul corpo e perseguendo la magrezza. La diretta conseguenza dell'estrema preoccupazione per il peso e le forme del corpo è cercare di dimagrire seguendo una dieta. Le persone affette da bulimia, però, non adottano un regime dietetico ordinario, ma seguono una dieta "ferrea" perché essa, oltre a essere fortemente ipocalorica, è particolarmente rigida. Dopo l'abbuffata insorge rapidamente la paura di aumentare di peso, che può essere così forte da portare a mettere in atto dei comportamenti di compenso (vomito autoindotto, uso improprio di lassativi, digiuno, esercizio fisico eccessivo). I mezzi di compenso, in particolare il vomito ed il digiuno, portano però l'individuo ad avere altre abbuffate o per il meccanismo della deprivazione della dieta o perché con il vomito l'individuo pensa di aver trovato un mezzo semplice per eliminare le calorie assunte in eccesso (circolo vizioso: vomito-abbuffata-vomito-abbuffata).
I disturbi alimentari qualche anno fa erano presi poco sul serio da politici ed operatori sanitari, oggi, invece, assistiamo ad un fenomeno a tendenza inversa. Sulla spinta dei vari Ministri alla Sanità, è ora un vero e proprio proliferare di strutture ed istituzioni adibite alla cura di anoressia, bulimia ed obesità.
Purtroppo, come sempre, quando c'è profumo di potere e di soldi, tutti si gettano sul campo di battaglia. E l'oncologo si improvvisa esperto Dap, come il dietologo, l'internista, il gastroenterologo. Insomma un corri corri generale alla carica di primario. Chi, da anni, si occupa di Dap guarda stupito al proliferare ed all'operato di questi "specialisti".
Forse coloro che, in buona fede, sostengono questa politica, non hanno coscienza che la medicina ha, da tempo, perso la guerra contro i disturbi da iperconsumo. Forse i ministri, gli assessori regionali e provinciali, i direttori generali Asl, non hanno capito che il disturbo alimentare deve essere considerato, nella maggioranza dei casi, alla stregua di un qualsiasi problema di dipendenza. E che per curare la dipendenza non serve la "medicina", ma la comunità demedicalizzata (la terapia della tossicodipendenza, non ha insegnato proprio niente?).

(27 settembre 2002)